Desideri ricevere ulteriori informazioni? Chiamaci allo 0547 639811 oppure scrivici!

 
Lunedì, 26 Ottobre 2020

Pubblici esercizi in piazza: “Non uccidete le nostre attività”

MANIFESTAZIONE DI FIPE CONFCOMMERCIO A BOLOGNA IL 28 OTTOBRE

Pubblici esercizi in piazza:  “Non uccidete le nostre attività”

Pubblici esercizi della Fipe in piazza in dieci città italiane, mercoledì 28 ottobre, per rimarcare la drammatica situazione del settore nell’emergenza economica scaturita dal covid-19 dopo i nuovi provvedimenti che anticipano gli orari di chiusura a mezzanotte e dalle 18 impongono la somministrazione ai clienti solo se seduti al tavolo. 

Nella nostra Regione la manifestazione si terrà in piazza Maggiore a Bologna e parteciperanno anche agli associati alla Fipe Confcommercio Imprese per l’Italia del comprensorio cesenate con partenza in pullman alle 9 dalla sede Confcommercio in via Giordano Bruno e rientro alle 13.45.

Nel rispetto delle direttive anti-contagio sarà una manifestazione statica e col distanziamento di un metro dei partecipanti, mentre scenograficamente dei tavoli rovesciati staranno a simboleggiare lo smantellamento drammatico del settore che i nuovi provvedimenti del Governo rischiano di provocare, in una situazione già da molti mesi di emergenza.

Dopo il Dpcm del 18 ottobre è arrivata un’ ulte-riore mazzata per il settore della ristorazione e dei bar, che con il lockdown e la lenta ripresa successiva ha già ha perso 24 miliardi di euro su 86 miliardi di fatturato e il mondo delle imprese, del commercio e della ristorazione scenderà in piazza per rimarcare il valore economico e sociale del settore dei pubblici esercizi.

“Nella nostra Regione Emilia Romagna non è stato instaurato il coprifuoco come in Lombardia e in Campania, ma il settore già in ginocchio anche nel nostro territorio patirà le restrizioni fissate nel Dpcm - dicono i presidenti Fipe cesenate Angelo Malossi (bar) e Vincenzo Lucchi (ristoranti) -. Dai monitoraggi effettuati le nostre attività rispettano serissimamente i protocolli e non meritano di essere penalizzate. Anche nel nostro territorio cesenate, pur dopo la coraggiosa ripartenza estiva in cui i locali hanno dato una grande prova di dinamismo, responsabilità e intraprendenza beneficiando anche del suolo pubblico gratuito concesso dai Comuni per avere più spazio all’aperto, il settore sta tuttavia ancora scontando i gravissimi danni derivati sia dalla chiusura obbligata durante il lockdown sia dalla lenta ripresa, con le attività di ristorazione in generale che sono a regime al 50-60% rispetto alla fase pre-covid. Noi imprenditori della Fipe rispettiamo i provvedimenti, ma pensavamo che dopo l’esperienza passata, in cui ci è toccato di convivere con la emergenza sanitaria, la politica fosse capace di gestire la situazione senza ammazzare il sistema economico di questo Paese’’.

‘’Se i contagi si sviluppassero nei ristoranti - osservano Malossi e Lucchi - i numeri si sarebbero impennati molto prima di settembre. Anche il Tribunale di Berlino ha dichiarato di recente che non c’è correlazione tra l’aumento dei contagi e la frequentazione dei ristoranti. Bar e ristoranti  chiedono solo una cosa: certezze per potere lavorare. Tutti questi provvedimenti disorientano i consumatori azzerando quel poco di propensione al consumo che ancora era rimasto e inasprendo un clima di paura angosciosa che paralizza relazioni e consumi’’.

 

NO AL CATASTROFISMO

Proteggiamoci, lavoriamo e usiamo le parole giuste

di Angelo Malossi

Come Fipe baristi e ristoratori di Confcommercio cesenate l’abbiamo detto subito: l’emergenza sanitaria e quella economica e sociale sono legate insieme e vanno affrontate, ciascuna con gli strumenti che servono, in maniera unitaria. Mascherine, distanziamento, igiene personale: si parte di qui, ma il lavoro non deve essere penalizzato, se chi lavora, come sta avvenendo, rispetta i protocolli.  In questo senso bisogna fare molta attenzione al modo di comunicare da parte della classe dirigente. Vanno utilizzate modalità che non alimentino visioni apocalittiche e spingano le persone alla depressione, alla angoscia  e alla paralisi dei consumi.

Un esponente importante della politica italiana, quando i contagi erano fermi a duemila, ha detto che ci aspettano otto mesi col coltello fra i denti. Ora che, al momento in cui scriviamo, siamo a oltre sedicimila contagi al giorno, cosa dovrebbe dire? A cosa serve utilizzare l’espressione “col coltello fra i denti?”. Non è sufficiente dire che ci aspetta ancora un periodo difficile in attesa del vaccino o comunque di cure efficaci di convivenza col covid-19 durante il quale, attenendosi scrupolosamente ai protocolli e alle direttive, comunque si può e deve lavorare, e avere un livello di qualità della vita comunque decente?  Che senso ha la disputa quotidiana di epidemiologi, virologi e tuttologi ospiti fissi e chissà quanto pagati in televisione l’un contro l’altro armati? 

Gli italiani non sono cretini, hanno capito quello che devono fare, e chi dimostra di non averlo ancora fatto deve essere sanzionato e messo nelle condizioni di non nuocere. Non alziamo i toni, non c’è bisogno di metafore e iperboli. Basta dire pandemia, che è chiaro a tutti. Proteggiamoci e lavoriamo, lavoriamo e proteggiamoci. Solo proteggendoci non andiamo avanti. Alle imprese sia concesso lavorare senza restrizioni. 

 

SE VUOI PARTECIPARE ANCHE TU ALLA MANIFESTAZIONE 

CONTATTA: SARA MONTALTI - tel. 0547.639864 -  Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Letto 314 volte

Corona Virus - Aggiornamenti

Area Associazioni Sportive

Circuito 2100

banner ascom servizi

banner periodici confcommercio

lavora con noi

Newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Registrati per essere sempre aggiornato con le nostre iniziative.
Privacy e Termini di Utilizzo

banner sanitascom

banner confidi

banner iscom nuovo

 

banner enasco

ascom cesena youtube

Desideri ricevere ulteriori informazioni? Chiamaci allo 0547 639811 oppure scrivici!