Martedì, 28 Aprile 2015

Ma Cesena verso sta dove sta andando?

Verso dove e in che modo? Sono le due domande che ci dobbiamo porre tutti quando pensiamo al futuro di Cesena e di questo territorio, non quello a lungo termine quando come diceva Keynes saremo tutti morti e neppure quello imminente di domani, ma il futuro che possiamo costruire in tempi ragionevoli producendo un’idea coerente, seria e realizzabile di città. In questo momento, purtroppo, non si intravvede uno scenario, perché nessun allestimento programmatico è in corso.
Si procede giorno dopo l’altro. Certo: bisogna far fronte al contingente e Confcommercio è sul pezzo come dimostrano le nostre posizioni su temi cruciali per lo sviluppo come Macfrut, la creazione di un centro a misura d’uomo (e non solo di pedone e ciclista: d’uomo nella sua variegata molteplicità di dimensioni!), la salvaguardia delle funzioni terziarie e commerciali in periferia e in tutta la città, ma bisogna anche avere la tensione e lo sguardo verso il futuro.
Questa lungimiranza di vedute non pare proprio di scorgerla, salvo estemporanee fughe in avanti come quelle sul nuovo stadio e il nuovo ospedale, che sono sembrati più esercizi di stile che percorsi concreti, di cui peraltro non si sente affatto il bisogno. Cesena ha le sue peculiarità: la vocazione agricola e agroalimentare, quelle culturale, commerciale e turistica. Non bisogna, secondo noi, inventarci alcuna nuova caratteristica originale, ma sviluppare sinergicamente queste. Siamo tutti capaci a fare le diagnosi, ma dove difettiamo è nell’individuare la terapia per guarire i nostri mali e colmare le nostre carenze.
Nessuno ha la bacchetta magica, ma perché non torniamo a discutere su quale progetto mettere in campo come sistema territorio per aggiornare e rinvigorire le nostre vocazioni? Secondo Confcommercio la prima cosa da fare è non depotenziarle: per questo ci siamo opposti alla svendita di Macfrut, per questo ci battiamo per la salvaguardia della rete distributiva servita da un sistema di circolazione agevole e per sostenere la causa di un progetto di rilancio turistico che ponga le basi nei tesori culturali, Malatestiana in testa, attorno a cui ruoti l’indotto economico delle imprese cittadine, ma anche il complesso dei turismi integrati di cui godiamo, dal mare alla montagna attraverso l’entroterra. Gli stimoli non mancano, a partire da quello del distretto del Wellness che avanza e può coinvolgere l’intero sistema territoriale.

Ma da soli non si va avanti e certamente Cesena ora dovrà giocarsi le sue carte nell’assetto più ampio di Area Vasta, secondo noi con logiche non dettate dall’alto, ma suggerite dalle eccellenze territoriali, dalla sanità ai trasporti, dalle partecipate al provincione di Romagna, quando scaturirà. Ma per essere forti fuori, dobbiamo esseri coesi dentro, avere una cifra, che adesso non si rinviene e che abbiamo forse perduto.Che cosa è diventata Cesena? Perché la nostra città si è sbiadita? Che cosa fare per ridarle colore e anima? Dalla risposta di tutto il territorio a queste domande possiamo ricominciare a costruire insieme il nostro futuro e quello dei nostri figli, alzando lo sguardo verso il dopodomani.


Corrado Augusto Patrignani, presidente Confcommercio

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